Ex ferrovia Voghera-Varzi

Ex ferrovia Voghera-Varzi

ex ferrovia Voghera-Varzi
Ex stazione di Varzi

Quella che vi stiamo per raccontare è la storia dell’ex ferrovia Voghera-Varzi. Una storia sintetica, ovviamente, ma che servirà per rammentare quelle immagini un po’ sbiadite a chi già c’era e per far conoscere un pezzo di storia locale a quanti non hanno mai sentito parlare del trenino dell’Oltrepò.

Mancano pochi minuti alle ore 20 di una calda sera di fine luglio del 1966. L’ultimo convoglio ferroviario partito da Varzi alle ore 18 e 45, entra nella rimessa della stazione merci di Voghera. Lì spegnerà i motori per non riaccenderli mai più, almeno su quella tratta. È l’epilogo della breve vita della ex ferrovia Voghera-Varzi, una vita iniziata il 25 dicembre 1931 giorno dell’inaugurazione. In tutto 35 anni, o giù di lì, di onorato servizio durante i quali il “trenino” ha consentito di collegare l’alta Valle Staffora a Voghera, in quel periodo crocevia ferroviario tra i più importanti dell’intero Nord Italia. Dal capoluogo oltrepadano, senza uscire dalla stazione, si potevano raggiungere facilmente Milano, Genova, Torino e Piacenza. A distanza di mezzo secolo, si torna a parlare del trenino e della sua interessante massicciata che ospitava la linea ferroviaria. Grazie infatti ad una intelligente opera di recupero, la Provincia di Pavia ha avviato i lavori per la rivisitazione della vecchia sede rotabile sulla quale potrà essere ricostruita una pista ciclopedonale di ultima generazione.

Il materiale rotabile

Ma facciamo un passo indietro a vantaggio di chi non ha mai sentito parlare del trenino dell’Oltrepò. I lavori hanno inizio nel febbraio del 1926 e l’opera, una volta ultimata, è destinata a sostituire la tratta Voghera-Rivanazzano-Salice Terme, dal 1891 coperta da una tranvia a vapore, prolungandola fino a Varzi.

Per la linea si decise di utilizzare lo scartamento standard, quello adottato dalle Ferrovie dello Stato per intenderci. Sull’unico binario, transitavano convogli misti (passeggeri e merci) mossi da locomotori elettrici; già, perché i 32 chilometri di linea erano completamente elettrificati in corrente continua a 3mila volt ed erano alimentati da una sottostazione di trasformazione e conversione ancora oggi visibile tra Salice Terme e Godiasco. La velocità massima consentita era di 70 km orari nel tratto Voghera-Godiasco e 60 tra Godiasco e Varzi.

Il percorso della ex ferrovia Voghera-Varzi

La ferrovia Voghera-Varzi, costruita per servire a livello locale gli abitanti della Valle Staffora, si articolava per gran parte lungo un terreno collinare, con un dislivello di 304 metri e una pendenza massima del 18 per mille. Usciti dalla stazione di Voghera, i treni per un breve tratto correvano paralleli a quelli diretti a Piacenza. Superati lo Staffora e la strada statale n°10, la linea effettuava un ampio arco in mezzo alla campagna e raggiungeva al quinto chilometro la fermata di Cadè, poi la stazione di Codevilla e successivamente quella di Retorbido. Giunti a Rivanazzano i binari della Voghera-Varzi entravano di fatto nella Valle Staffora per giungere dopo pochi chilometri alla stazione di Salice Terme, rinomato centro termale molto frequentato già all’epoca.

Prima di arrivare alla stazione di Godiasco, i binari lambivano il deposito militare di carburanti al quale erano collegati da un breve raccordo per il trasporto di idrocarburi su cisterna. Da qui in poi la ferrovia correva parallela alla riva destra dello Staffora, attraversando un paesaggio tipicamente collinare, che tra boschi e vigneti, si arrampicava dolcemente fino a raggiungere Varzi. Il tracciato toccava le fermate di San Desiderio, Pozzol Groppo, Cecima e la stazione di Ponte Nizza. Percorso circa un chilometro il treno fermava a San Ponzo, Bagnaria e Ponte Crenna, l’ultimo impianto prima di entrare nella stazione di Varzi.

Verso una nuova vita

Nonostante agli inizi degli anni Sessanta si ipotizzò di effettuare una serie di migliorie e potenziamenti, nel 1966 la Voghera-Varzi venne chiusa, così come altre ferrovie secondarie, perché ritenuta un ramo secco da tagliare. Un ramo che a distanza di così tanti anni è tornato a germogliare ancora grazie al progetto di recupero della Provincia di Pavia che ha trasformato la vecchia sede del treno in una meravigliosa Greenway tutta da vivere.